Multimage ha pubblicato negli anni moltissimi libri. I titoli che non sono più acquistabili, non sono presenti nel catalogo ma ci sembra importante elencare qui tutti i libri storici che per i nostri soci, possono essere richiesti gratuitamente sotto forma di file (ove disponibili).
9788886762_175_bis
Autori
Silo
Isbn/Ean
978888676217
Anno
1998
Descrizione
9788886762_618
Autori
Silvano Lippi
Isbn/Ean
9788886762618
Anno
2006
Descrizione
9788886762_083
Autori
Michail Gorbachov
Isbn/Ean
9788886762083
Anno
1997
Descrizione
9788886762_120
Autori
Silo
Isbn/Ean
9788886762120
Anno
1997
Descrizione
9788886762_052
Autori
Silo
Isbn/Ean
9788886762052
Anno
1996
Descrizione
9788886762_342
Autori
Karl L. Guillen
Isbn/Ean
9788886762342
Anno
2001
Descrizione
Metodi_di_analisi
Autori
Alberto L'Abate
Isbn/Ean
9788886762854
Anno
2013
Descrizione

L’Abate porta il lettore, attraverso i molti dilemmi con i quali si scontra la ricerca sociale, a quattro metodi di analisi, quattro paradigmi di base: la causalità, lo strutturalismo, il funzionalismo e l’analisi processuale. Molti altri hanno fatto questo percorso arrivando però ad una forte propensione a favore di uno di questi contro gli altri. Al livello della riflessione matura di L’Abate questo tipo di polarizzazione, ben nota dagli studi sui conflitti, la violenza e la pace, non ci porta da nessuna parte. Tutti e quattro i metodi di analisi hanno meriti e demeriti, ma se “possiamo vederli come metodi particolari che si arricchiscono a vicenda, allora possiamo fare notevoli passi avanti”. Come, in un conflitto, una piccola prova rivelerà qualche legittimità nelle posizioni di tutte le parti, c’è qualche validità in tutte, se vengono sistemate in una metodologia creativa, più ampia. E L’Abate ci guida, oltre l’occupazione intellettuale favorita, identificando gli errori e le mancanze, verso nuovi e più ricchi orizzonti (dalla presentazione di questo libro da parte di Johan Galtung).


9788886762_298
Autori
Enea Fergnani
Isbn/Ean
9788886762298
Anno
2003
Descrizione
9788886762_311
Autori
Edvino Ugolini
Isbn/Ean
9788886762311
Anno
2003
Descrizione
9788886762_182
Autori
Club umanista multimediale
Isbn/Ean
9788886762182
Anno
1998
Descrizione
9788886762_557
Autori
Autori Vari
Isbn/Ean
9788886762557
Anno
2005
Descrizione
9788886762_373
Autori
Edvino Ugolini
Isbn/Ean
9788886762373
Anno
2002
Descrizione
9788886762_359
Autori
Karl L. Guillen
Isbn/Ean
9788886762359
Anno
2001
Descrizione
W1siziisijiwmtivmtevmtkvmdavmtqvntkvotawl2nvbnryawj1lmpwzyjdxq
Autori
Silo
Isbn/Ean
9788886762144
Anno
1997
Descrizione
Contributi al pensiero è composto da due saggi. Il primo di essi, Psicologia dell'immagine, è stato scritto nel 1988, e il secondo, Discussioni storiologiche, è stato terminato nel 1989. Sebbene si riferiscano a campi diversi, i due testi riuniti in questo volume sono in stretta relazione e, in un certo senso, si chiariscono a vicenda. Per questo la loro pubblicazione congiunta con il titolo di Contributi al pensiero ci sembra opportuna. I punti di vista espressi in Psicologia dell'immagine e in Discussioni storiologiche sono caratteristici della riflessione filosofica e non sorgono dalla stessa matrice della psicologia e della storiografia. Tuttavia, entrambi i lavori si rivolgono ai fondamenti stessi di queste discipline. In Psicologia dell'immagine si espone una teoria innovativa su quello che l'autore chiama “spazio di rappresentazione”, “spazio” che sorge quando si mettono in evidenza gli oggetti della rappresentazione (non semplicemente quelli della percezione) e senza il quale non si può comprendere come la coscienza possa orientarsi e distinguere tra il “mondo esterno” e il “mondo interno”. In effetti, se la percezione presenta i fenomeni a chi li percepisce, in quale luogo questi si colloca rispetto a essi? Se si risponde dicendo che si colloca nella spazialità esterna, in accordo con l’“esteriorità” del fenomeno percepito, allora come può muovere il corpo dall’“interno” guidandolo in tale “esteriorità”? Grazie alla percezione si può spiegare come il dato arrivi alla coscienza ma non si può giustificare il movimento che la coscienza imprime al corpo. Può il corpo agire nel mondo esterno se non esiste una rappresentazione di entrambi questi termini, corpo e mondo? Ovviamente no. Pertanto tale rappresentazione deve avvenire in qualche “luogo” della coscienza. Ma in che senso si può parlare di “luogo”, “colore” o “estensione” nella coscienza? Queste sono alcune delle difficoltà affrontate e risolte nel presente saggio, il cui obiettivo consiste nel sostenere le seguenti tesi: 1. L'immagine è un modo attivo in cui la coscienza si pone nel mondo e non semplice passività, come hanno sostenuto le teorie precedenti. 2. Questo modo attivo non può essere indipendente da una "spazialità" interna. 3. Le numerose funzioni svolte dall'immagine dipendono dalla posizione da essa assunta in tale "spazialità". Se ciò che l'autore sostiene è corretto, l'agire umano va reinterpretato. Non sarà più possibile sostenere che sia l'idea, o la “volontà” oppure la “necessità oggettiva” a far muovere il corpo verso le cose; bisognerà ammettere che sono invece l'immagine e la collocazione da essa assunta nello spazio di rappresentazione. L'idea o la “necessità oggettiva” potranno orientare l'attività nella misura in cui si disporranno come immagini e - nella prospettiva della rappresentazione -, nella misura in cui questa collocazione si darà in un paesaggio interno adeguato. Ma non solo le necessità o le idee avranno questa possibilità: l’avranno anche le credenze e le emozioni trasformate in immagini. Le conseguenze che derivano da queste tesi sono enormi e l'autore sembra suggerirlo attraverso le parole con cui conclude il proprio lavoro: “Se le immagini permettono di riconoscere e di agire, allora gli individui e i popoli tenderanno a trasformare il mondo in modi diversi a seconda di come il loro paesaggio risulti strutturato e a seconda delle loro necessità (o di ciò che considerino le loro necessità).” In Discussioni storiologiche si passano in rassegna le diverse concezioni che l'autore riunisce sotto la designazione di “storia senza temporalità”. Come mai fino a oggi si è studiata la storia umana considerando l'uomo come un epifenomeno del mondo naturale o come una "semplice cinghia di trasmissione di fattori a lui esterni, dei quali è solo paziente?" A quali ragioni si deve la mancanza di spiegazioni adeguate sulla temporalità e sulla sua natura? L'autore afferma che la Storiologia diventerà scienza solo nella misura in cui risponderà a tali domande e chiarirà i prerequisiti necessari ad ogni discorso storico, ovvero che cosa si debba intendere per storicità e per temporalità. Nella Premessa a quest'opera si dice: "Abbiamo fissato come obiettivo del nostro lavoro il chiarimento dei requisiti preliminari necessari per dare fondamento alla Storiologia. E' chiaro che disporre di un sapere cronologico sugli avvenimenti storici non è ragione sufficiente per avanzare pretese di scientificità..." La Storiologia non può prescindere dalla comprensione della struttura della vita umana, poiché lo storiologo, anche se volesse fare semplice storia naturale, si vedrebbe costretto a strutturare tale storia naturale utilizzando un'ottica ed un'interpretazione umana. Ma la vita umana è proprio storicità, temporalità, ed è appunto nella comprensione della temporalità che sta la chiave di ogni costruzione storica. Ma allora, che cosa determina gli avvenimenti umani, in che modo essi si succedono gli uni agli altri? L’autore risponde che sono le generazioni, con le loro diverse accumulazioni temporali, gli agenti di qualunque processo storico; sebbene coesistano in uno stesso momento, le generazioni possiedono differenti paesaggi di formazione, di sviluppo e di lotta proprio perché le une sono nate prima delle altre. Il bambino e il vecchio, per esempio, vivono apparentemente in uno stesso tempo storico, ma, pur coesistendo, rappresentano paesaggi e accumulazioni temporali diverse. Certo, le generazioni nascono l’una dall'altra in un continuum biologico, ma ciò che le caratterizza è la costituzione sociale e temporale, che è diversa per ciascuna di esse.

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