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Recensione di "Uno spicchio di cielo dietro le sbarre"

Recensione di Michele Turazza del libro su POLIZIA E DEMOCRAZIA • n. 240 Novembre - Dicembre 2025

Di Redazione Multimage

Era venerdì 21 aprile 1972 quando tre carabinieri in borghese portarono a Gaeta Claudio Pozzi, incatenato. Qui, dopo essere stato sottoposto a un'accurata perquisizione, venne rinchiuso qualche giorno in una cella di isolamento del carcere militare, di appena due metri quadri. Letto di legno, materasso polveroso, qualche coperta. Un vaso di plastica per i bisogni corporali. La colpa del ventiquattrenne Claudio? Essersi rifiutato di svolgere il servizio militare. La legge sull'obiezione di coscienza sarebbe stata approvata soltanto nel dicembre dello stesso anno, ma Claudio scontò la pena detentiva di cinque mesi e dieci giorni, periodo in cui scrisse il diario, riproposto dall'editore Multimage in una nuova edizione arricchita di documenti inediti.

Un manifesto contro la militarizzazione della società e le propagande di guerra. "Non credo affatto di essere stato un eroe e tanto meno un santo, anzi, sono sempre stato pieno di limiti e debolezze. La società per crescere non ha bisogno di eroi. Quando le idee sono giuste camminano per conto loro anche servendosi di persone normali con i propri pregi e difetti.

I temi della pace e della nonviolenza sono sempre attuali e, forse, la mia esperienza, seppur limitata, può servire ancora a qualcuno" (dall'Introduzione). In appendice, la raccolta delle lettere di solidarietà ricevute dall'Autore, da parte di intellettuali dell'epoca, movimenti, associazioni, religiosi. Tra queste, spiccano quelle di mons. Luigi Bettazzi e Adriana Zarri.